Sharjah, il fascino discreto degli Emirati Arabi, tra arte, storia e mondanità

Sharjah è un piccolo gioiello Unesco lungo la costa nord degli Emirati Arabi che ha fatto della cultura il fulcro del suo business.

Sharjah. Piccola perla lungo la costa, è il cuore pulsante della storia e dell’arte degli Emirati Arabi. La sua romantica raffinatezza e una spiccata propensione verso la cultura le sono valse l’inserimento tra le 66 città creative dell’UNESCO nonché il titolo di Capitale Mondiale del Libro 2019. È una nicchia di tempo immobile in cui spicca l’eleganza degli uomini arabi, che solcano l’aria con le loro bianche vesti fruscianti e con quelle leggiadre movenze che rendono la loro presenza impalpabile come un soffio di vento. Le barbe scure perfettamente sagomate, quella leggera matita nera sotto gli occhi e il tono della voce sempre modulato li fanno sembrare discendenti di una stirpe ormai perduta. Anche le donne arabe portano con sé un fascino d’altri tempi. C’è un’eleganza particolarmente discreta nei gesti morbidi delle loro mani e in quei loro sguardi profondi come le nere notti nel deserto.

Arte, storia, Islam e…perle!

Sharjah è una città in grado di alternare antico, nuovo e rivisitato, con il suo centro storico raccolto all’interno di un’area circoscritta da basse mura di pietra, bollenti nelle ore pomeridiane e fresche in quelle serali. Qui, si può semplicemente girovagare attraverso le silenti vie polverose, tra palme e case di fango. Oppure immergersi nel vivace Souk Al Arsah, un mondo costellato di stoffe variopinte, rinomati tappeti, oggetti di artigianato di rara manifattura e profumerie che decantano l’oud più pregiato del Medio Oriente.

Gli amanti dell’arte moderna islamica avranno di che abbeverarsi presso il Sharjah Art Museum, un crogiolo di artisti provenienti non solo dagli Emirati Arabi ma anche da Egitto, Siria, Iraq e Palestina, ognuno dei quali con il proprio stile pittorico e la corrente artistica che lo contraddistingue.

Il trionfo dello sfarzo, invece, è il Museo della civilizzazione islamica. Non solamente per l’infinita carrellata di oggetti, reperti e documenti che possiede, ma anche e soprattutto per l’edificio, un immenso vecchio suq restaurato, sontuoso quanto basta a rammentare il palazzo di Sherazade e sulla cui sommità fa bella mostra di sé una cupola blu decorata con le dodici costellazioni zodiacali.

Essendo Sharjah un antico porto per il commercio delle perle, una breve sosta al Museo Marittimo, con i suoi fedeli modelli di navi, può aiutare a scoprire il ruolo degli Emirati Arabi nei traffici del Golfo Persico. E, grazie ai numerosi strumenti presenti, anche a conoscere meglio il fantastico mondo di questi oggetti preziosi che tanto hanno fatto impazzire mercanti, sceicchi, alti dignitari e belle donne in cerca di prestigio.

Meritano una lunga sosta anche il lungimirante Museo del Patrimonio Culturale e il curioso Museo della calligrafia. Ma anche le ricche gallerie d’arte ovunque sparse, la vecchia scuola del quartiere e la Bait Al Naboodah, graziosa casa ristrutturata appartenuta a un facoltoso commerciante di perle. Ad accomunare ognuno di questi luoghi è l’accoglienza, a base di caffè arabo al cardamomo e freschi datteri dalla proverbiale dolcezza.

Favola nelle favole, infine, l’immensa moschea Al Noor, tripudio di cupole e minareti. Il suo abbagliante color bianco brilla sotto i raggi del sole come una temibile divinità. E quando cala il buio, i fari che la illuminano la rendono simile a un faro solitario al largo della notte. Nel mese di febbraio, inoltre, diventa protagonista del famoso Festival delle Luci, un arcobaleno cangiante di colori che si rincorrono su tutta la sua superficie. Un gioco quasi illusionistico alla cui vista è pressoché impossibile sottrarsi.

Pirati?

Ma Sharjah possiede anche un aspetto folcloristico degno di nota e che merita anche più di un passaggio. È il porto cittadino, quell’interminabile fila di vecchie imbarcazioni di legno dove indugiano i pescatori indiani di ritorno dal Golfo Persico. Sono barche raffazzonate e caotiche che riportano alla mente quelle dei bucanieri, complice il vociare continuo delle ciurme che qui scaricano la loro merce e si arrabattano in cerca di un ordine non facile da trovare. Non a caso, questa porzione di litorale degli Emirati Arabi fa parte della famigerata Costa dei Pirati. A battezzarla con questo none fu lo stesso impero britannico, poco entusiasta delle attività che qui si svolgevano proprio ai danni della Compagnia delle Indie.

C’è chi rammenda le reti e chi stende i panni; chi si lava i denti sulla murata e chi si fa la doccia a secchiate sulla prua; chi lustra il ponte a suon di canovacci e chi ripara al volo l’ultima falla; chi sorseggia tè alla menta appoggiato al parapetto e chi legge sul rispettivo divano comodamente piazzato davanti alla propria imbarcazione. Perché c’è sempre un divano che attende l’ozio di chi vi transita davanti e sente il bisogno improvviso di una sosta. Divani accanto alle case, ai negozi, nei parcheggi, fuori dalle moschee. Persino nei bagni pubblici! Un Chesterfield, per la precisione. Avere classe non è solo un punto di vista…

Geolocalizzazione di Sharjah

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