Emanuela Crosetti
Fotoreporter

Emanuela

Fotografa analitica e reporter solitaria, esploratrice delle pieghe del mondo e pensatrice senza fissa dimora alla ricerca del vero e sedotta dalle differenze, dispersiva per natura, idealista per scelta, senza pregiudizi né aspettative. La laurea in Economia mi ha dato il metodo. Quella in Filosofia, l’opportunità di metterlo in discussione. Il mio motto? “Va’ dove ti porta il viaggio”. Perché non sono io a tracciare la direzione ma è il viaggio stesso a fornirmela, guidandomi lungo quei tracciati che la curiosità altrui ha poco battuto ma nei quali la mia ha molto di cui abbeverarsi: storie da annotare, angoli ancora sconosciuti da svelare e dettagli su cui interrogarsi, indipendentemente dalla risposta.

Viaggiare è, per me, chiudere cerchi (e aprirne nel contempo di nuovi), tessendo la trama della vita sulla grande tela del tempo. Una tela immensa della quale si spera, un giorno, di vederne ultimato il disegno ma che, alla fine, resta per antonomasia incompiuta. Perché incompiuti siamo noi e incompiuta sono io, col mio errare senza posa, un errare che è vagare sbagliando, sbagliare scoprendo. Mi piace cucire le mete, una dopo l’altra, legandole assieme con il filo indelebile del caso. Sì, proprio quel caso che tanto si diverte a dispensarmi le sue destinazioni attraverso pagine di libri, testi di canzoni, luoghi cinematografici, iconici personaggi teatrali e tutti quei nomi apparentemente muti ma che, alle mie orecchie, risuonano come il più allettante dei richiami.

Davvero sono passati cinque minuti o in questo regno dell’infinito diventa infinito anche il tempo?
László Almásy da “Sahara sconosciuto”

Perché viaggio da sola? Per assecondare la mia libertà di conoscenza e quella inesauribile voglia di scoprire ciò che si cela oltre l’orizzonte del visibile, tra gli ingranaggi arrugginiti del mondo. In solitudine, il tempo rallenta la sua corsa fino quasi ad arrestarsi, cristallizzandosi in un eterno presente. Controindicazioni? Sì, una. Non se ne ha mai abbastanza.

Giornalista

Massimo

Curioso, chiacchierone e un poco ficcanaso (non per niente faccio il giornalista), da più di vent’anni giro il mondo, da solo o in compagnia, spinto dalla voglia di osservare ed imparare, di scoprire società e modi di vivere differenti, di ammirare monumenti, rovine e spettacoli naturali. Sono convinto che ogni viaggio sia un’esperienza unica, capace di regalare qualcosa di nuovo: non importa se la meta è un Paese lontano e mai visto prima, o una città dove sono già stato, perché il viaggio è sempre la somma di tanti fattori: il luogo, il momento, lo stato d’animo, la velocità, la soglia di attenzione, e dunque qualcosa di ogni volta diverso. Storie, sapori, tradizioni, arte, sono tutte tessere di un unico mosaico che insieme va a comporre la cultura di un luogo, la sua essenza, la sua identità, e proprio conoscere questa identità, e riuscire a comprenderla è l’obiettivo che mi spinge a partire.

Nel preparare il viaggio sono metodico e organizzato: leggo, mi documento, preparo itinerari e stabilisco priorità, che poi regolarmente vengono sovvertiti dagli eventi. Basta poco: una persona incontrata per caso con cui parlare, un paesaggio da ammirare o uno scorcio da fotografare… d’altra parte chi viaggia sa bene che il tempo è una dimensione relativa di fronte alla scoperta.

L’uomo che torna da un viaggio non è mai lo stesso uomo che è partito.
Proverbio cinese

Viaggiare per me è appagare la voglia di conoscenza, e allo stesso tempo trovare nuove cose da conoscere, in un circolo virtuoso che si alimenta e cresce anno dopo anno, viaggio dopo viaggio, Paese dopo Paese, conscio che, come diceva Henry Miller, “La propria destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose”. Anche per questo, quando qualcuno, in giro per il mondo, mi chiama turista, mi piace rispondere che sono un viaggiatore: anche i turisti, ovviamente, viaggiano, ma il viaggiatore lo fa lasciando a casa convinzioni e pregiudizi, sapendo che per chi ha voglia di scoprire, la vita stessa è un viaggio che non finisce mai.

Massimo Prosperi
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