Il Museo del Tempo di Besançon è un viaggio nella misurazione di ciò che, per sua natura, fugge e sfugge continuamente
In un angolo a nord-est di Francia, vi è una cittadina che possiede, sì, eleganza e regalità, ma soprattutto un’atmosfera da bomboniera che la rende particolarmente preziosa agli occhi di chi non si accontenta di visitarla per una semplice sosta di passaggio.
È Besançon, dove il tempo avanza orgoglioso e, a differenza di altri luoghi, non sembra essersi fermato. Certo, la sua parvenza da “epoca perduta”, con i suoi palazzi Belle-époque, i lunghi viali solenni, le rassicuranti fortificazioni, impressiona i sensi rendendola indimenticabile. Mai, però, come il fatto che proprio in questa città sia nata e successivamente sviluppata l’esigenza di misurare, nel modo più fedele possibile, il tempo.
Tic tac. Tic tac. È il suono che proviene dal Museo del Tempo e che incessante procede, senza guardarsi indietro mai. Tic tac. Tic tac. Lo sentite anche voi? Incede sicuro di sé in uno dei luoghi simbolo di Besançon, che lo ospita e di cui si vanta con un certo onore.
Il Museo, infatti, sparge agli occhi dei suoi visitatori ben 1500 orologi da tasca e da polso, più di un centinaio di orologi da parquet, comtoises e pendoli, un insieme molto originale di 2.000 incisioni legate all’orologeria che vanno dal XVI al XIX secolo, ma anche numerosi strumenti, macchine, materiali scientifici passati e presenti raccolti in laboratori europei di alta tecnologia, quali risonatori e oscillatori al quarzo, micromanipolatori e robot.
La misurazione del tempo è stata da sempre utilizzata per dare concretezza allo spazio (latitudine, longitudine) ma anche al peso, alla velocità, temperatura e pressione. “Orologio come orologio”, quindi, ma anche “orologio come gioiello”. Dalla fine del XVII secolo, inoltre, grandi cambiamenti hanno avuto luogo nel suo aspetto, nei suoi meccanismi e nei metodi di produzione. Fin quando, nel corso del XIX secolo, la Franca Contea divenne il centro della maggior parte della produzione. E Besançon si trasformò nella capitale dell’orologio francese. Il suo Osservatorio è oggi annoverato tra quelli che contribuiscono, a livello mondiale, alla definizione dell’ora atomica internazionale.
Eppure dietro a quell’affascinante ticchettio, si cela molto più di un semplice meccanismo. A essere custodito è un patrimonio fatto di gesti minuziosi, pazienza e conoscenze tramandate di generazione in generazione. Se ne è accorto anche l’UNESCO, nel 2020, che ha riconosciuto l’orologeria meccanica come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, consacrando così una tradizione di cui Besançon continua a essere una delle più autorevoli custodi. Visitare per credere.
Curiosità
Non mancano di certo, qui al Museo del Tempo. Ma ve ne sono due, che solleticano lo sguardo in particolar modo.
Il primo è la riproduzione del pendolo di Foucault, a formare un collegamento tra lo stesso museo e il mondo che lo circonda. È alto 13 metri e porta sotto gli occhi di tutti l’esperimento condotto da Léon Foucault al Panthéon di Parigi nel 1851 per rendere palese la rotazione della Terra.




In un’altra sala, invece, è esposto il celebre Leroy 01, un pezzo assolutamente unico di orologeria meccanica, realizzato con amore e dedizione dalla ditta Louis Leroy per il facoltoso – ed eccentrico – collezionista Antonio Augusto de Carvalho Monteiro. Chi era costui? Un pretenzioso cliente portoghese estremamente ricco che, al solo schioccar delle dita, aveva il potere di trasformare un ghiribizzo in più che tangibile realtà. Detto, fatto. Le particolarità di questo orologio? Ben 24 meccanismi, tra cui una visualizzazione del cielo di notte a Parigi, Lisbona e Rio de Janeiro, l’ora in 125 città, più la temperatura e l’altitudine. Ci sono voluti – udite udite – sette anni di ricerca per comporre il movimento, composto da 975 pezzi. Le varie parti sono state prodotte in Svizzera, nella valle di Joux, e assemblate a Besançon. Il Leroy 01 è una vera e propria “enciclopedia di complicazioni orologiere” combinate in un unico strumento. Per 85 anni è rimasto l’orologio più complesso del mondo. So che vi state chiedendo chi ha usurpato oggi il suo primato: a voi il piacere della ricerca…


