Il Labirinto della Masone: chi ha paura di perdersi?

È il più grande labirinto di bambù del mondo. Ma soprattutto è un’esperienza esistenziale dove per ritrovarsi bisogna perdersi.

E per perdersi, è sufficiente lasciarsi guidare dalla curiosità, dalla fantasia e da quello spirito infantile che è sempre in noi. Il Labirinto della Masone, situato tra Parma e Fidenza, nasce nei meandri creativi della mente di Franco Maria Ricci, designer, editore e filantropo che ha fatto della Bellezza il perno della sua lunga e intensa vita. Quando era piccolo – così amava raccontare – sua madre lo portò alle giostre e lì entrò per la prima volta in contatto con il mondo degli zingari che, tra un baraccone e l’altro, portavano il divertimento in giro per paesi e città. Un’unica attrazione lo incuriosì oltre modo: il labirinto degli specchi. Si inoltrò, si perdette, si ritrovò e ne uscì. Ma dalla sua testa, quell’esperienza così stimolante e bizzarra non se ne andò più via. Il seme era stato piantato. Bisognava solo attendere che crescesse assieme a lui.

Fu a nella Bambouseraie en Cévennes – un vivaio e giardino botanico francese – che scoprì il potere terapeutico del bambù. Terapeutico per la mente, perché a passeggiarci in mezzo, ci si sente più leggeri nel cuore e più aperti alla vita. Franco Maria Ricci lo volle nelle sue terre. Il bambù è una pianta che cresce in fretta – lui non era più molto giovane – è flessuosa, elegante, vigorosa ed è capace di una elevata attività di fotosintesi che le permette di restituire all’ambiente circostante un’ingente quantità di ossigeno. Inoltre, non ha bisogno di particolari manutenzioni, se non una ciclica e regolare potatura. E visto che l’idea di un labirinto era ancora viva nella sua mente, prese l’originale decisione di realizzarlo proprio ricorrendo al bambù. Vennero messe a dimora 200.000 piante appartenenti ad una ventina di specie diverse, alte tra i 30 centimetri e i 15 metri. Il percorso nel labirinto venne lungo oltre 3 chilometri.

Sognai per la prima volta di costruire un Labirinto circa trent’anni fa, nel periodo in cui, a più riprese, ebbi ospite, nella mia casa di campagna vicino a Parma, un amico, oltreché collaboratore importantissimo della casa editrice che avevo fondato: lo scrittore argentino Jorge Luis Borges. – Franco Maria Ricci

Il labirinto come la vita

Nessun Minotauro ad attendere l’audace visitatore alla fine del viaggio, solo il silenzio di una natura incredibilmente rigogliosa e mille angoli di pace in cui riflettere. Se si è alla ricerca di un luogo dove sentirsi contemporaneamente a casa e altrove, allora questo dedalo fa al caso vostro. La presenza così copiosa di sole piante di bambù conferisce all’atmosfera un tocco velatamente tropicale. Al termine dell’itinerario, indipendentemente da quante volte ci si è persi – ci si ritrova a compiere un vero e proprio salto nel tempo e nello spazio, dove l’interesse per l’Oriente che nutriva Franco Maria Ricci emerge in tutta la sua singolare e inattesa presenza. L’architettura nella quale ci si imbatte proprio al centro del labirinto è una sorta di porticato quadrangolare che ricorda gli antichi caravanserragli arabi, dove i carovanieri sostavano per riposare e fare rifornimento di acqua e di viveri. Vi si entra attraverso un lungo corridoio che passa sotto prima a una torre dal sapore giocosamente fiabesco e poi a una quasi faraonica piramide, al cui primo piano spicca un geometrico pavimento decorato – indovinate un po’ – con un labirinto.

Il vero problema di questo stimolante labirinto è che, una volta usciti, viene voglia di rientrarci. Perché si ha come la sensazione di non aver visto abbastanza, di aver tralasciato qualcosa o di non aver percorso strade che avrebbero magari condotto verso altri misteri da svelare o chissá quali nuovi tesori da scoprire. La fantasia galoppa, irrefrenabile. E torniamo bambini. O forse lo siamo da sempre? Nel Labirinto della Masone, esserne consapevoli è più semplice…

Geolocalizzazione del Labirinto della Masone

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