Kaliningrad e la tomba “viaggiante” di Immanuel Kant

Benvenuti a Kaliningrad, capoluogo dell’omonima enclave russa tra Polonia e Lituania. Se incontrate un abitante di questa città che siete sicuri non sia russo – ma tedesco – non usate mai questa parola. Non sarebbe disposto a riconoscerla neanche davanti a un fucile spianato. Chiamatela con il suo vero nome: Königsberg. Un suono molto più nobile, nulla a che vedere con quel grad finale dai rimandi bolscevichi e quel Kalinin iniziale, omaggio a Michail Ivanovič Kalinin, primo capo di Stato dell’URSS. Oggi Kaliningrad è una città dalle geometrie sovietiche, tutto spigoli, grigio imperante, spazi incolmabili e tributi a sconosciuti eroi. Ma un tempo, quando prosperava sotto l’impero prussiano, vestiva abiti regali e si vantava al mondo come una dama dalle mille virtù. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, liberata da Stalin, cadde nelle sue maglie e, dal momento in cui era stata completamente rasa al suolo dai bombardamenti inglesi, venne ricostruita seguendo i dettami dell’arte che tanto piaceva al “piccolo padre”: minimale, efficiente e “depurata” da inutili occidentalismi. In tutta questa furia realista, però, un solo edificio venne (quasi) risparmiato: la Cattedrale, ristrutturata grazie al contributo dei tedeschi. Qui, dal 1804, riposano le spoglie del celebre Immanuel Kant. Il filosofo non ha mai lasciato la sua città natale, rifiutando addirittura un’importante cattedra alla prestigiosa Università di Halle. Al massimo, si concedeva una gita in carrozza fuori dalle mura, rientrando per l’ora di cena. Eppure viaggiò più da morto che da vivo, perché a spostarsi attorno a lui – alla sua tomba, anzi – furono i confini e le popolazioni. Nel 1871, la Prussia Orientale passò sotto l’Impero tedesco e, nel 1918, divenne una delle province della Repubblica di Weimar. Dopo la Prima Guerra Mondiale, venne separata dal resto del Paese dal cosiddetto “Corridoio di Danzica” e, successivamente, occupata dalla Germania nazista. Nel 1945, infine, ci mise lo zampino l’Unione Sovietica. Il seguito lo conosciamo già. Se poi a tutto ciò aggiungiamo che in Lituania era apparsa una simpatica (!) cartina geografica con il mare al posto dell’enclave russa…allora Kant avrebbe davvero fatto meglio ad accettare quella famigerata cattedra ad Halle…

Geolocalizzazione della Cattedrale di Königsberg

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