Trabocchi, trabocchetti o l’arte abruzzese di restare a galla

I trabocchi sono miracoli di ingegneria che costellano tutta la costa dell’Abruzzo, antiche macchine da pesca divenute simbolo della cultura marinara regionale. A guardarli, ci si chiede come facciano a sopravvivere, a rimanere a galla su quello specchio – non sempre calmo – delle acque adriatiche. Eppure la lunga tradizione che portano con sé è la conferma che il tempo non ha rappresentato una minaccia bensì un valore aggiunto che ha donato loro un fascino assolutamente indimenticabile. Se a ciò si aggiunge il fatto che molti pescatori si sono nel tempo serviti di queste strutture per la loro sopravvivenza, allora non stupisce che essi sollevino non poca curiosità nel visitatore di passaggio che innanzi a loro si sofferma. I trabocchi sono creature fantastiche dall’ossatura fragile, drammaticamente sospese tra terra e mare come strani e giganteschi antropodi in agguato. La loro intelaiatura, costituita da pali di legno di acacia, funi e cavi, possiede una stabilità davvero insospettabile e tale da resistere alle sollecitazioni delle reti e persino alla furia dello stesso mare. L’attività legata all’esistenza del trabocco affonda le proprie radici nei secoli e pare che risalga ad alcune famiglie ebree di origine sefardita. E se prima i trabocchi erano fonte di ricchezza, oggi, grazie alle tante iniziative di tutela e di recupero del patrimonio culturale e ambientale, sono diventati vere e proprie opere d’arte. Come dimenticare, del resto, le parole che il grande vate Gabriele d’Annunzio, spese ne “Il trionfo della morte“? Così scriveva: “…una grande macchina pescatoria composta da tronchi scortecciati, di assi e gomene che biancheggia singolarmente, simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano“. Per il popolo abruzzese, i trabocchi altro non rappresentano se non il ritmo lento con cui, altrettanto lentamente, assaporare la vita. E in alcuni si può anche cenare. A menù fisso, prezzi non economici. Ma l’esperienza vale il portafogli…

Geolocalizzazione della “Costa dei trabocchi”

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